Il respiro del dono (V.Risi)

Vera Risi
Il respiro del dono

Aleandro è un fotoreporter romano che, dopo un drammatico incidente automobilistico, si trasferisce sul lago di Bolsena per un meritato riposo. Potrebbe essere il luogo ideale per trovare la calma necessaria dopo il tragico infortunio, se quello che lentamente scova nel casale e tra gli abitanti di Valentano non lo inducesse ad avventurarsi in una ricerca che si svelerà sempre più misteriosa.
Fin dai primi giorni, Aleandro comincia a scoprire particolari del vecchio proprietario del casale che lo spingono nella ricerca di quello che lui crede, fin dall’inizio, un tesoro etrusco. A rafforzare la sua convinzione il ritrovamento di inspiegabili appunti manoscritti. Nell’intrigante indagine lo affianca la giovane e selvaggia Tosca, responsabile del museo del paese, storica dell’arte e appassionata di cultura etrusca. Il romanzo, che si snoda nell’arco di tre mesi ed è ambientato nella Tuscia dei nostri giorni, si propone come romanzo d’avventura sfruttando il fascino inquietante di alcuni dei siti archeologici e naturalistici più belli del territorio. Con le sole armi della curiosità, della spregiudicatezza e della pazienza, Aleandro e Tosca sollevano il velo che copre il mistero fino ad un epilogo che si rivelerà completamente inaspettato. Coniugando avventura, tradizioni, spirito escursionistico, romanticismo, arte grafica e colpi di scena, Il respiro del dono si propone come romanzo avvincente in grado di raccontare, insieme ad una trama originale e intrigante, anche un territorio ricco di seduzione e incanto. Il respiro del dono

IL RESPIRO DEL DONO
Romanzo di Vera Risi
Disegni di Alan Brison
Ghaleb Editore

Ho avuto la fortuna di aver letto, praticamente in anteprima, il romanzo di Vera Risi. Un romanzo appena edito che l’ha impegnata per mesi e mesi e chi scrive sa quanto tempo sia necessario per concretizzare un “sogno” in cui si crede profondamente. Una sensazione oggi, un’ispirazione domani, un ricordo personale che ci sorge nella memoria e nei sentimenti, uno o più fatti storici che ci colpiscono, come gli splendidi paesaggi di questo nostro territorio pieni di un fascino antico e “misterioso”, spesso disseminato di ruderi, resti città, zone archeologiche, manieri, rocche e castelli, come pure di un modesto edificio che nasconde pagine di storia di dimensione almeno nazionale quando addirittura internazionale.

La vicenda del romanzo, legata a due personaggi principali come Aleandro e Tosca, vive dell’eredità preziosa, arcaica e sapiente del vecchio “zio Paride” che, scomparso da poco tempo ma presente nella mente e negli affetti di Aleandro, riempie le pagine del romanzo di una persona preziosa e intrigante, con tutti i suoi segreti, le sue passioni, gli amori sconosciuti e lontani… Seguendo e rivivendo proprio le storie di Paride, Aleandro riscopre, a poco a poco, l’intero affresco del romanzo, dipinto con particolari preziosi, con luoghi misteriosi ma visibili ai nostri occhi, con presenze etrusche, medievali, templari, rinascimentali, fino all’epoca moderna e contemporanea: inseriti nella narrazione come tante perle che richiamano alla memoria i luoghi del cuore e della storia.

Così si dipana, in maniera appassionante questo racconto che non intendo qui riassumere, tanto è complesso e affascinante e che coinvolge il lettore in un crescendo “ansioso” ove, riga dopo riga, pagina dopo pagina, tracciano un percorso fatto di colpi di scena e di sorprese fino al finale che, ovviamente non rivelo, ma che ci riconduce al “respiro di quel dono” che ci colpirà in maniera sorprendente, quasi a concludersi come un vero e proprio “giallo”.

Non ho la presunzione di critico letterario, capace cioè di collegare l’opera di Vera Risi a altri romanzi di scrittori più o meno noti, ma un paragone consentitemi di farlo con un autore che ammiro e che, in qualche modo, mi suggeriscono le vicende narrate. Forse qualcuno immagina il confronto che ora mi accingo a fare: con le opere di Andrea Camilleri. E dico questo perché, così come avvincenti sono i romanzi di questo prolifico autore, e non mi riferisco solo alle vicende del Commissario Montalbano, altrettanto appassionanti sono le pagine di questo libro che oggi possiamo avere tra le mani. Anche Camilleri, molto spesso, trae da avvenimenti storici la propria ispirazione e nel lieve narrare ci immerge in queste storie, lontane e sconosciute, facendocele rivivere con la ricchezza del suo paesaggio, del suo ambiente, delle tradizioni enogastronomiche, e del singolare tratteggio dei personaggi che non abbiamo conosciuto, naturalmente, ma che ricreiamo nella nostra immaginazione, nella magia del linguaggio letterario cui siamo attenti e sommersi.
Linguaggio che non disdegna di immergerci addirittura nel vernacolo della lontana Sicilia che, spesso riusciamo a comprendere solo leggendo e rileggendo i passaggi più ostici e poco comprensibili. Poi, come si dice, ci facciamo l’abitudine e il lessico ci diventa motivo di affezione e di curiosità.
Tutto questo la nostra amica Vera Risi riesce a proporci nella ricostruzione di un mondo che è nostro, la Tuscia, e di un territorio che intensamente conosciamo e amiamo perché costituisce quel passato assolutamente incredibile e il nostro vissuto personale. Come pure è nostro quel dialetto che, spunta qua e là tra le pagine del romanzo, e che riporta i nostri ricordi ad un trascorso di comunità e di paese che questo tempo di globalizzazione e di mass media sembrano cancellare.

Grazie a Vera Risi per questo suo dono di cui abbiamo apprezzato “respiro e vitalità” anche nel riuscire a presentare i mille motivi per cui quest’angolo di Tuscia merita tutta l’attenzione e un sicuro richiamo turistico.

Molto di quanto affermato per Vera vale per l’altro amico Alan Brison, autore dei raffinati disegni che arricchiscono il romanzo.
Se, come abbiamo detto, il romanzo di Vera Risi ci ha particolarmente sorpresi, altrettanto è doveroso riconoscere ad Alan Brison per questi suoi “bozzetti” che, passo dopo passo, accompagnano il romanzo come avveniva nel passato, quando le illustrazioni di un libro hanno rappresentato e rappresentano un motivo di eccellenza bibliografica tanto da coinvolgere artisti di sicura fama e bravura.
Se questo nostro territorio viene praticamente cantato da Vera, sono le immagini di Alan a renderlo vivo e presente. Immagini anch’esse velate da un senso di naturale affezione a luoghi e tradizioni.

Romualdo Luzi

Note sull’autore della critica:
Romualdo Luzi (Valentano, 1944) esperto storiografo, studioso della Famiglia Farnese e della Tuscia, ha al suo attivo numerosi libri, pubblicazioni varie e articoli sul territorio e sul folklore. L’esperienza col teatro e con i giovani ha contribuito in modo determinante all’inizio e allo sviluppo dell’associazionismo nel territorio dell’alto viterbese, zona in cui la spinta verso nuovi tipi di aggregazione culturale impressa da Luzi, dapprima come bibliotecario, poi come coordinatore delle biblioteche intorno al Lago di Bolsena è testimoniata dal proliferare di riviste e periodici locali, anche questi aperti alla collaborazione dei giovani e che spesso hanno ospitato interventi di studiosi di alto livello. Il 20 luglio 2002 è stato scelto dall’Associazione Paolo III Farnese come personaggio rappresentativo della cultura della Tuscia e gli è stata consegnata la tegola romana. Fino al 2011 Luzi, insignito dei titoli di Cavaliere Ufficiale e Commendatore della Repubblica, ha presieduto il Consorzio per la gestione delle biblioteche di Viterbo, dirigendone il periodico, “Biblioteca e Società”.