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In tutta la Tuscia c’è un prodotto tipico delizioso che non manca mai a tavola durante le festività pasquali, la pizza di Pasqua.

E’ molto simile al classico panettone e si può trovare anche in altre zone d’Italia, ma sopratutto al centro. Può essere preparata sia dolce che salata.

La pizza di Pasqua, anche se a volte si trova anche salata, nasce come dolce con una forma particolarissima che ricorda quella di un fungo. Ha un colore molto giallo dovuto alle numerose uova utilizzate nell’impasto. Come fare la pizza di Pasqua della Tuscia Ingredienti 4 uova 200 gr di zucchero 400gr di farina 25 gr di lievito di birra 100 gr di latte 1 pizzico di anice o cannella 1 pizzico di vaniglia scorza grattata di arancia o di limone Preparazione Inizia sciogliendo il lievito di birra in una ciotola con l’acqua calda Aggiungi lentamente la farina fino a che si forma una palla morbida Lasciala lievitare per alcune ore, per lo meno 12. Una volta che la lievitazione è avvenuta inserisci tutti gli ingredienti e lavora la pasta con le mani fino a che non è diventata omogenea e simile alla pasta con cui ci si fa il pane. Ora si mette la pasta ottenuta in un tegame molto alto precedentemente unto con burro. Si lascia lievitare ulteriormente fino a quando la pasta non a raggiunto il bordo. Ora spalma le uova precedentemente sbattute con un pennello nella parte superiore della pasta e finalmente è arrivata l’ora di mettere il tutto al forno. Lascia cuocere a 180° per circa 4 ore, durante il quale la pasta lieviterà ulteriormente e assumerà la caratteristica forma a fungo.

Storia
Secondo molte fonti sembra che questo prodotto ha origine molto antiche infatti molti scrittori antiche ne parlano in alcune opere.

La pizza di Pasqua era considerato come un dolce sfizioso che poteva essere consumato solo poche volte all’anno in quanto è fatto con ingredienti costosi, come semi di anice, cannella e uvetta. Inoltre è un prodotto che ha bisogno di tanta lavorazione ed anche per questo non viene consumato quotidianamente.

Secondo la tradizione viene preparata il venerdì santo e poi viene lasciata a lievitare un paio di giorni prima della cottura. Si diffonde particolarmente nei primi anni del ‘900 quando lo zucchero e la farina non vengono più considerati beni di lusso ma cominciano a far parte della quotidianità

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